GIORNO 5

Abbandonare Montalcino dal suo versante sud significa uscire dalla provincia di Siena per entrare in quella di Grosseto. Si cambia denominazione, dal Brunello di Montalcino al Montecucco, per una tappa breve in fatto di chilometri ma non per questo meno intensa. Andiamo per ordine.


Poco prima di superare il confine geografico, le biciclette a pedalata assistita si bloccano inevitabilmente di fronte ai cancelli dell’azienda che ha fatto conoscere al mondo le meraviglie del Brunello di Montalcino. Si tratta naturalmente di Banfi, che avrebbe molto di più da mostrare e non soltanto l’imponente cantina – il Castello è appena sopra, ma i tempi sono stretti – e ad accogliere i ciclogiornalisti di Bike&Wine Press c’è in persona l’amministratore delegato Enrico Viglierchio. Foto, intervista sul futuro dell’enoturismo e si passa rapidamente all’azienda successiva, già inserita nel territorio di Montecucco.


Si chiama Parmoleto ed è una bella realtà che rispecchia anche la tipologia ideale dell’azienda vitivinicola del Montecucco: più che vere e proprie wineries, siamo di fronte a delle farms, aziende agricole nelle quali il vino rappresenta una parte dell’attività. Nel caso di Parmoleto, siamo nell’ordine del 10% della proprietà totale. L’azienda si occupa anche di accoglienza con un edificio adibito a camere, un altro in fase di recupero e un ristorante. Nel tasting, spiccano due prodotti che rappresentano ormai l’impronta del territorio, il Montecucco docg 100% Sangiovese e il fresco Vermentino che in questa zona trova un’espressione più equilibrata ed elegante rispetto alla fascia costiera.


L’arrivo di Guolo e Marchetto a Cinigiano, il comune centrale della denominazione, viene salutato con i massimi onori possibili: in piazza scende la sindaca Romina Sani con tanto di fascia tricolore, e al gruppo si aggiunge per la foto celebrativa pure il simpatico Tito, ciclista ormai ottantenne che osserva con occhi increduli la bellezza e la tecnologia delle due biciclette fornite da Renzo Toni e dalla sua Ciclofficina Valli Bolognesi. Biciclette che, va detto, finora hanno superato ogni prova senza difficoltà, ma facciamo gli scongiuri perché ancora non è finita…


Il passaggio successivo prevede l’incontro con il Consorzio di tutela del Montecucco. Ad attendere Guolo e Marchetto, nella sede della struttura situata a Poggio al Sasso, c’è il vice presidente Giampiero Pazzaglia, che durante l’incontro illustrerà la situazione e le potenzialità dei vini prodotti nel territorio geograficamente grande ma piuttosto piccolo in termini di superficie vitata (circa 1.500 ettari).


Dopo il Consorzio, ecco la visita all’azienda del Montecucco più importante per estensione. Si tratta di Colle Massari, realtà appartenente a un gruppo presente anche a Montalcino (con Poggio di Sotto e Tenuta San Giorgio) e a Bolgheri (con Grattamacco). Una realtà concepita in armonia con la natura, quasi totalmente ipogea e dove tutto viene curato nel minimo dettaglio. I tempi sono sempre stretti, ma c’è spazio per una rapida degustazione e per una visita in cantina.


Per Guolo e Marchetto è tempo di preghiera? Pare di sì, visto che la tappa successiva li porta a visitare il Monastero di Siloe, ma la scusa è sempre la stessa… Già, perché i monaci sono anche viticoltori e producono un Ciliegiolo che pare sia di tutto rispetto. Padre Stefano accoglie squisitamente i due ciclogiornalisti e quel che si apre dal monastero è un paesaggio incantevole, con tanto di appartamenti in stile indonesiano vista valle (in lontananza si intravede perfino il mare) utilizzati per accogliere gli ospiti in ritiro spirituale. Quanto al Ciliegiolo, il vino supera la prova degustazione e spicca per freschezza, frutta e piacevolezza. A quel punto, la preghiera è necessaria per ringraziare chi di dovere nell’aver garantito – in una settimana di tempo orrendo – una certa protezione dall’acqua… ed ecco che Guolo e Marchetto si fermano nella chiesetta del monastero per partecipare alla Santa Messa celebrata alle ore di 18 di venerdì. Ed è tutto ampiamente documentato.


Ultima sosta con pernottamento all’azienda Salustri, che rappresenta la realtà storica del Montecucco, la prima ad aver scommesso sull’invecchiamento dei vini. Marco Salustri ha una sua idea molto chiara e condivisibile sullo stile del Sangiovese e sull’identità dei vini prodotti nel territorio. E il suo Santa Marta è un vero gioiello, con enorme potenziale di longevità e un rapporto qualità/prezzo a dir poco eccezionale. Qui Marchetto, oramai diventato un fenomeno internazionale, trova il modo di incontrare pure una sua vecchia conoscenza di Praga, ospite per l’occasione nella parte hospitality dell’azienda. Dopo giorni a salumi, formaggi e pane per cena i giornalisti sognano un piatto di insalata fresca e nulla più… e le loro richieste sono prontamente esaudite. Il piatto della serata, infatti, è polenta con cinghiale. Secondo voi lo hanno lasciato lì?

a cura di Andrea Guolo


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